• Di Enrico Giustiniani

    Orlen Warsaw Marathon

    23.04.2017

    La mia Maratona di Varsavia

     

    Si corrono due maratone a Varsavia: quella principale a fine settembre e l’altra “diciamo” primaverile a fine aprile sponsorizzata dalla compagnia petrolifera Polacca Orlen (https://www.orlenmarathon.pl/en). Il percorso è comunque pressoché lo stesso.

    La data domenicale (23 aprile) di quest’anno coincideva con il “ponte del 25 aprile”; la tratta low-cost Roma Ciampino-Varsavia è super economica se presa per tempo. Il costo dell’iscrizione alla corsa è davvero contenuto per gli “stranieri”, se ci si iscrive per tempo, circa 10/15 euro per la solo corsa; se si vuole la maglietta tecnica altri 10 euro, un bel borsone tecnico altri 10/15 euro. Varsavia non è una città cara per i nostri parametri e merita comunque una visita.

    La maratona parte e arriva dal nuovo stadio nazionale (Narodowy) costruito per gli Europei di calcio del 2012. Da fuori è molto scenografico, peccato che non si entri dentro per l’arrivo, ma che tutto si svolga al suo esterno. L’organizzazione è davvero impeccabile. Si accede al “villaggio maratona” da giovedì fino a sabato sera alle 21. Si arriva comodi con la metropolitana o con diverse linee tram e con il “pettorale” il giorno della gara sono gratis. Tantissimi i ragazzi volontari, nessun problema linguistico, al “centro maratona” si possono fare anche dei buoni acquisti “tecnici” agli stand, i prezzi sono circa il 20-30% più bassi dei nostri. Lo stesso giorno e alla stessa ora della maratona parte anche la “dieci kilometri” (che alla partenza si muove in senso opposto alla maratona). Ristori presenti lungo il percorso ogni tre/quattro kilometri, anche se solo banchetti con: sali, acqua, banane e cioccolato fondente. Vista la temperatura, non ci sono gli “spugnaggi”, anzi bisogna stare attenti quando si bevono i “liquidi” ai ristori in quanto piuttosto freddi.

    La “Orlen – Varsavia” è una maratona  di categoria “ silver - argento” (anche quella di “Verona “è una “silver”,  Roma è invece una “gold – oro”).  I parametri per avere il “riconoscimento” (label) della maratona si basano sulla qualità agonistica (es. media dei primi tre tempi, numero totale classificati, etc.) e organizzativa (es. certificazione e omologazione percorso, rilevazione tempi e piazzamenti con transponder, presenza di un numero minimo di nazioni, montepremi, etc.).

    Gli stranieri sono pochi, per lo più Lituani, Bielorussi ed Ucraini (nazioni confinanti). Ho incontrato, poco dopo la partenza due Italiani e con loro ho corso fino alla “mezza-maratona”. Credo che comunque non ci siano stati più di una trentina di connazionali. Gli atleti arrivati in fondo alla maratona sono stati circa 5.600. Tantissimi quelli della 10k (sono arrivati in 8.900). I risultati subito disponibili online con le foto e il filmato (con dieci euro circa ti prendi tutto il “pacchetto”)

    Dopo aver lasciato la sacca al villaggio (ci si cambia in grandi tensostrutture adibite a spogliatoio), ci si avvia alla partenza, ovunque banchetti con acqua, sali, the caldo e barrette energetiche a disposizione di tutti i corridori. La temperatura è piuttosto rigida sui 5 gradi, il cielo è coperto. Non ci sono “griglie” ma solo dei riferimenti con la segnaletica del “presumibile” tempo di arrivo. Ognuno si mette nel suo settore senza nessun problema, fretta, e controllo dell’organizzazione. I corridori sono tutti abbastanza coperti con termiche e pantaloni da ciclista, secondo me anche troppo. Ci sono anche i “pacemaker”  con i palloncini colorati. Il percorso è molto regolare, poche curve, ampi viali. Ho avuto la sensazione che fosse anche per alcuni tratti “in discesa”, è comunque adatto a fare un buon tempo. Peccato che la corsa sia poco “turistica”, escluso un ampio viale del centro storico, per lo più si corre in un’ “ordinata” e verde periferia ed un tratto in campagna vicino al fiume di Varsavia (Vistola). Tutto sommato non si può dire che la città offra grandi attrattive turistiche, essendo dopo la guerra, ricostruita per l’80%.

    Lo stadio visivamente riappare già dal 39k, ci si arriva attraversando un bel ponte in ferro. Non tantissima gente lungo la strada, ma due grandi tribune piene di gente ci accolgono all’arrivo con majorette e fumogeni. Bella la medaglia (a forma di numero “quarantadue”) che viene data, diversa ovviamente, anche a chi conclude la 10k. All’arrivo, dopo la medaglia ti coprono subito con un “foglio” termico (quello “dell’uovo di Pasqua” per intenderci), ma la strada fino ad deposito borse è davvero breve. Negli spogliatoi si sta caldi e ci sono comode sedie. Banchetti ristoro ovunque e senza nessuna ressa.

    La maratona di Varsavia è stata una bella esperienza, le maratone “nordiche” sono sempre molto ordinate, “silenziose” e soprattutto ben organizzate. Ha vinto  in campo maschile il Keniano Felix Kimutai in 2h10m34, il nostro Ivan Valenti delle Fiamme gialle si è classificato sedicesimo in 2h30m35. In campo femminile ha vinto la bielorussa Nastassia  Ivanova  in 2h28m44. La maratona “primaverile” di Varsavia è comunque una maratona di buon livello: i primi cento sono arrivati entro le 2h50 (a “Roma2017” per avere un paragone, ne sono arrivati 110 entro questo tempo); 265 atleti sono arrivati entro le 3ore (a “Roma2017”, 334 atleti sono giunti entro le 3 ore). Il mio tempo per la cronaca è stato di 4h20m41 in linea con quello di Roma fatto due settimane prima, in fondo soddisfatto dell’esperienza. L’unico timore se non si è veloci, è di “freddarsi” se ci si ferma, la temperatura è piuttosto bassa, ma fortunatamente alla fine è uscito anche un timido sole.

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